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30 giugno
Bellaria - Piazzale Kennedy Ore 22.30
A
soli 16 anni Sara Tavares ha vinto due tra le più prestigiose
competizioni canore portoghesi. Nata ventisette anni fa in Portogallo
da immigrati capoverdiani, Sara è cresciuta musicalmente acquisendo
diversi stili, come il Gospel, Funk and Soul. L'esperienza artistica le
ha permesso di incorporare conseguentemente tutte quelle influenze che
arrivano dalla cultura africana, consentendole di creare uno stile
personale facilmente identificabile. Il suo secondo album Mi Ma Bô,
prodotto da Lokua Kanza, ha avuto un successo strepitoso in Portogallo
e le ha consentito di affacciarsi sulla scena musicale internazionale.
Dopo cinque anni di attesa, finalmente, siamo in grado di apprezzare
l'evoluzione stilistica di Sara in un album interamente prodotto da lei
stessa (tutti i brani sono di sua composizione). Balance
mostra una Tavares in piena forma, che suona quasi tutti gli strumenti
e riesce a creare quel connubio di culture in modo estremamente
personale. Gli arrangiamenti sono curati nei minimi particolari, la sua
voce è cristallina, i suoni dimostrano una ricerca estrema della
timbrica. La chiave di tutto, però, ci viene regalata dall'intervento
di quei ritmi che hanno segnato la crescita musicale di Sara: il Funky
e il Soul. E' quasi impossibile immaginare come la sensazione di questi
ritmi incessanti sia marginale ma allo stesso tempo percepibile; un
lavoro di fusione ritmica forse puramente intuitivo ma non per questo
riconducibile ad una incontestabile capacità artistica.
"C'è una vastissima generazione di capoverdiani e altri africani qui
a Lisbona, a Parigi, a Boston, ovunque. con una sorta d'identità
confusa," dice Sara Tavares. "La nostra generazione si sente
decisamente persa, dato che non esiste una cultura specificamente
nostra; che ci rappresenti." Quando sono con i miei amici, creiamo
una comunità molto, molto interessante," spiega la Tavares. "Parliamo
in slang portoghese e angolano, in crioulo capoverdiano, e ovviamente un po' in inglese. Nel crioulo ci
sono parole inglesi e francesi. Questo perché gli schiavi da ogni parte
del mondo dovevano comunicare, pur non sapendo le stesse lingue. Siamo
una cultura meticcia." Il gioco multilingue è presente in tutto
l'album, e Sara si sposta da un riferimento culturale all'altro con
naturalezza. Il titolo dell'album, Balancê, ha molteplici significati. Il termine balanço viene usato in Portogallo per definire una musica dolce, che "culla." Gli africani lusofoni usano balancê più genericamente. "Quando mangi qualcosa di molto buono, dici 'questo cibo è balancê!'" spiega Sara.
"Per me la canzone Balancê
descrive anche come le persone oscillano tra la tristezza e la gioia,
il giorno e la notte, il dolce e il salato. Cammini sempre su un
confine sottile e devi mantenere l'equilibrio tra emozioni
contrastanti. Devi giocare con quel confine per restare in piedi. Se
sei troppo rigido, alla fine cadi."
"L'intero album è un insieme di ninne nanne a me stessa. È pieno di
messaggi sull'autostima e l'amor proprio. Sull'apprezzamento e
l'integrazione del 'diverso'." Bom Feeling, il cui titolo
accosta una parola portoghese e una inglese, significa 'bella
sensazione'. Mentre alcune persone disprezzano lo slang portoghese
parlato dagli africani, Sara Tavares ne fa uso continuo,
identificandosi con la cultura di strada.
Poka Terra risente delle influenze afro-beat e semba (uno
stile angolano). Con questa canzone Sara invita tutti a risvegliare la
propria coscienza e diventare responsabili per se stessi. Canta: "Un
coccodrillo che dorme diventerà una borsa di coccodrillo in un
negozio." In Planeta Sukri (Il Pianeta di Zucchero) mescola ritmi reggae con il coladeira,
un genere tradizionale capoverdiano reso celebre da Cesaria Evora. "È
una canzone d'amore. Il testo recita: 'Portami su un pianeta di
zucchero, portami dove non ci sono tristezza o lacrime.'"
In Muna Xeia (Luna Piena)
Sara parla alla luna. Il titolo della canzone è nato da un errore
accidentale, la fusione del termine inglese "Moon" con il suo
corrispondente portoghese "Lua". "È una canzone molto femminile, in cui
parlo alle donne. Innanzi tutto la donna in me, poi alle donne africane
e a tutte le donne del mondo.
Due anni fa, Sara ha trascorso un periodo a Capo Verde in cui ha
collaborato con una compagnia di danza. "Mi hanno dato la forza per
sperimentare. Se quelli che vivono in patria possiedono la cultura, noi
che siamo in diaspora possiamo anche sperimentare. " "Voglio essere
parte di un movimento come quello degli afro-americani, degli
afro-brasiliani. Invece di suonare la musica dei loro antenati, hanno
creato un'identità musicale propria. E ora è riconosciuta. È
considerata completa, autentica e genuina. Ci vorrà molto tempo prima
che la mia generazione debba scegliere se essere africana o europea.
Penso che non dovremmo dover scegliere. Dovremmo solo esserci e
festeggiare!"
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