RIMINI 4 luglio ore 18.15 Lapidario Romano del Museo della Città Francesco. Canto di una creatura di Alda Merini, incontro con l’autrice ore 21.15 Chiesa del Suffragio Magnificat di Alda Merini con Valentina Cortese
ALDA MERINI Alda Merini, nata a Milano nel 1931, è certamente una delle voci più forti della poesia italiana. Chi era Francesco d’Assisi? Vagabondo, “folle d’amore”, “elemosiniere di Dio”, è una figura affascinante e provocatoria. Attorno a lui si sono appassionati, e talora divisi, laici e religiosi, credenti e scettici di ogni tempo, ma soprattutto coloro che non smettono di interrogarsi sul senso e sul destino della fede. Ostinato, irruente, libero come nessuno, Francesco compie il gesto più difficile per un uomo: con la sua scandalosa, coraggiosa “svestizione” perde un padre ma trova una sposa delicata e dolcissima, la Povertà, il cui “manto di sacco”, pur “pieno di rattoppi / era una veste angelica”. Ed è proprio come “apostolo di sogni” che Francesco ci viene incontro in queste pagine, che restituiscono tutta la tensione, non priva di fragilità e turbamento, del santo di Assisi, di colui che, come ci ricorda lo scritto di Gianfranco Ravasi, non ha voluto innalzare “barriere di orgoglio e di ricchezza contro il vento dello Spirito”. Nelle poesie di Alda Merini, negli echi di questi versi in forma di monologo, o preghiera, il santo ritrova tutta la sua sostanza vitale, la sua gioia, follia e pietà. E diventa un’icona di amore e redenzione incomprensibile alla ragione.
VALENTINA CORTESE La grandissima attrice Valentina Cortese, qui, sola in scena, su un tappeto di note affidate alla viola da gamba di Roberto Gini e all’arpa barocca di Elena Maria Spotti, restituisce al pubblico tutte le emozioni contenute nelle pagine del Magnificat di Alda Merini. In questa raccolta poetica Maria è indagata nel suo aspetto più terreno e femminile: la maternità. Donna autentica, capace di fare pieno dono di sé, si svela smarrita dinanzi a un destino sconvolgente, che la vuole al contempo vergine e madre, creatura umana eppure così vicina a Dio. Alda Merini coglie in Maria un’interiorità che è sangue, dolore, emozione, ma anche delicatezza e consonanza armoniosa con ogni creatura. La domanda sull’amore e sul senso della vita è qui più che mai diretta e percorre continuamente il Magnificat, portando lo spettatore a momenti di toccante intimità con il mistero dell’incarnazione, che da duemila anni continua ad affascinare e interrogare credenti e scettici. |
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